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Google, le ombre dietro il successo.

Mercoledì 17 Ottobre 2007

Ieri ho seguito il corso “Posizionamento sui Motori di Ricerca” di html.it . Il fatto che si usi ancora “Motori” al plurale è forse soltanto una forma di rispetto per altri algoritmi che hanno fatto la storia del web, infatti è ormai da qualche anno che BigG viene considerato il motore di ricerca per eccellenza. Possiamo quindi affermare con sufficiente sicurezza che quasi la totalità delle persone che usano Internet associa Google al motore di ricerca e viceversa.

Sarebbe bello sapere se i Signori Google, Sergey Brin e Lawrence Page, avrebbero mai immaginato di diventare una delle linee guida di Internet nel momento in cui inventarono il PageRank e la famosa formula per calcolarlo “PR(A) = (1-d) + d (PR(T1)/C(T1) + … + PR(Tn)/C(Tn))” depositata alla Stanford University nel 1998.  Di sicuro, nel documento “The Anatomy of a Large-Scale Hypertextual Web Search Engine” emerge chiaramente la convinzione nelle grandi potenzialità di Internet e nei suoi enormi margini di espansione. Il proggetto che ebbe inizio da quelle pagine ha come obbiettivo, a dir poco ambizioso, la duplicazione del web all’interno di un database.

L’Algoritmo, che si basa principalmente sul Link Popularitiy determinandone di conseguenza il posizionamento organico, ha subito negli anni numerose migliorie, diventando sempre più determinante nello scenario web mondiale. Per un’azienda è ormai diventato fondamentale essere nelle prime posizioni di Google, spesso il successo di un prodotto passa dalle pagine di BigG.

Ma non tutto è oro ciò che luccica. Durante lo svolgimento del corso è emerso un fatto che a parer mio è a dir poco inquietante. Chi ci assicura che il criterio di posizionamento sia sempre limpido e trasparente? Il docente ci ha sottoposto l’esempio della ricerca di un componente per pc che si desidera acquistare. Ebbene, Google non ci mostrerà mai il negozio lontano centinaia di km da dove abitiamo, ci segnalerà quello sotto casa intercettando il nostro IP e quindi la locazione geografica da cui stiamo navigando. E fin qui nulla di male. Ma cosa succederebbe se ci segnalasse il negozio con il prezzo più alto con cui magari ha stipulato accordi commerciali? Google è realmente così limpido e libero?

Prendiamo ora Google Analytics. Strumento utilissimo e decisamente ben strutturato per monitorare l’andamento del proprio sito. Come se non bastasse tutto ciò, è anche gratuito. Non si potrebbe chiedere di meglio, un prodotto validissimo a costo zero. Ma siamo proprio sicuri che dietro alla distribuzione gratuita non ci sia un ritorno economico in un futuro più o meno vicino? Google Analytics non è forse una banca dati vera e propria sui cui è registrato il comportamento di innumerevoli utenti del web? E’ forse sbagliato pensare che Google ti offre gratuitamente il servizio, profila i dati raccolti che magari un giorno utilizzerà per sue applicazioni future? Tutto questo potrebbe anche non destare particolare scalpore se da qualche parte BigG ci avvisasse che i dati raccolti grazie ai nostri siti potrebbero essere utilizzati per sviluppi futuri. E’ vero, non possiamo essere certi di questa cosa in quanto è solo una supposizione, ma il dubbio c’è, ed è più che legittimo.

Ci dobbiamo fidare di Google?

Potete trovare approfondimenti interessanti su questi argomenti sul libro “Luci e Ombre di Google”,  disponibile in versione pdf al sito http://www.ippolita.net/google. 

Schiavi di Google

Sabato 29 Settembre 2007

E’ da qualche settimana che sono alle prese con l’indicizzazione in Google, aspetto che chiunque lavori nel web ha dovuto o dovrà affrontare almeno una volta. Si interviene sul codice e non si fa altro che aspettare, passando i giorni sulle pagine di BigG, sperando con tutto il cuore di vedere il tuo sito in quella dannata prima pagina in cui si nasconde uno degli algoritmi più riusciti della storia. Schiavi di Google.

Ma vediamo in concreto gli interventi (piccoli) fatti sul codice che, piano piano, stanno dando i primi risultati.

L’obiettivo era fare in modo che il motore di ricerca non si fermasse alla prima pagina del sito (povera di contenuti) ma che proseguisse oltre, dove il contenuto più ricco e attinente unito al frequente aggiornamento, aiutasse in qualche modo l’indicizzazione del sito.

Come prima cosa abbiamo aggiunto dei link “in chiaro” (href=”http://….” mce_href=”http://….”) immediatamente prima dell’evento “onClick”, nel quale avevamo un semplice script JavaScript che, dopo aver determinano lingua e mercato di navigazione a seconda della nazione scelta dall’utente, indirizza il navigatore nel ramo corretto del sito. In questo modo abbiamo indicato la via per le pagine successive al motore di ricerca, cosa che prima era ostacolata da JavaScript, e mantenuto il medesimo funzionamento in quanto l’evento “onClick” ha più peso dell’ “href”.

Aggiungendo poi il tag <meta name=”robots” content=”index,follow”> abbiamo completato il primo intervento e adesso il nostro sito sta risalendo posizioni.

Questo è quanto fatto fino ad ora, soprattutto grazie all’aiuto di Gianluca Rota di Netech, il 15 Ottobre seguirò il corso “Posizionamento Motori di Ricerca” di html.it e spero di poter aggiungere altre informazioni utili.