Amo la notte. Amo il buio. Dove si elegge il suo sovrano: il silenzio. E nel silenzio la Ragione non conosce l'alta marea di imbecillità che è costretta a sentire durante il giorno. Quando i raggi del sole svelano al mondo una misera realtà. Parole, parole, un susseguirsi di vocaboli inutili, inappropriati, dispersi nel vento dell’ovvietà, usate per giustifcare la propria inettitudine, l’assenza di idee, l’assenza di poesia. Un Nulla che avanza inesorabilmente, senza tregua alcuna, senza nessun Atréju che viene a salvarci.

Ore spese a difendere con un timido affanno quello che non si comprende per ignoranza. L’ignoranza che dilaga come la “Spagnola” nel 1918. L’ignoranza endemica, che diventa pandemia. Che diventa ineluttabile.

E allora durante le ore del sole, io vi ignoro. Minuscole creauture indelebili di una società malata,  fallita, dove neanche la scienza più pura può porre rimedio.

Perchè dovrei scrivere quello che tutti vorrebbero leggere? Perchè dovrei sembrare meno arrogante in un mondo dove la falsità è l’unica cosa che conta e l’apparire quello che non siamo è sinonimo di furbizia?

Perchè?

Per voi, esseri ignobili?

Amo la notte, amo la solitudine che solo la notte può donarti.

Amo me stesso.

E voi, esseri ignobili, voi che avete la risposta a tutte le domande della vita, voi che adorate circondarvi da estenuanti finti sorrisi amari, amate voi stessi?

No… non comprendete nemmeno l’idea dell’assoluto significato dell’Amore.

Allora, con il sorriso, genuino e sincero, continuo a ignorarvi.

 

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