Stūra māja”, l’edificio dela polizia sovietica, prima NKVD, poi la più famosa KGB, è esterioremente un elegante edificio ad angolo situato al numero 69 di Brīvības iela, nel centro di Riga, capitale della Lettonia.

Appena varcata la soglia d'ingresso, è impossibile non notare l’eleganza delle prime stanze, cosa in pieno contrasto con tutto quello che mi ero immaginato pensando ad un edificio del KGB. Agija, la nostra guida, ci svela in un secondo momento che le stanze con le grandi finestre che si affacciavano direttamente sulla strada, una delle più trafficate della città, erano volutamente ben curate per nascondere ai passanti cosa accadeva realmente nell’edificio.

Leaders e dipendenti KGB, Riga

E quello che accadeva realmente non era per nulla bello oppure elegante. Spettava al KGB (Komitet Gosudarstvennoj Bezopasnosti), il Comitato di Sicurezza di Stato, far rispettare l’ordine e le regole.

Agija, ci spiega, che il nemico principale del regime Comunista era la persona abituata a pensare liberamente senza seguire ciecamente le istruzioni dall'alto. Il motto era “Chiunque potrebbe essere colpevole” agli occhi del regime Comunista: un artista, uno scrittore, un insegnante, un impiegato statale, un operaio o semplicemente un qulunque cittadino.

Dopo l'occupazione della Lettonia nel 1940, gli ideologi del partito Comunista e le istituzioni repressive cercarono ovunque gli “elementi indesiderati” agli occhi del regime; a cominciare dall'esercito, nella polizia, nell'organizzazione paramilitare Aizsargi, nei ferrovieri, tra i dipendenti pubblici e i direttori delle istituzioni e, per finire, tra le personalità pubbliche, le minoranze nazionali, gli studenti, le organizzazioni religiose e le associazioni di categoria, docenti e insegnanti.

Komitet Gosudarstvennoj Bezopasnosti, KGB Building, Riga

Lettera, KGB Building, Riga

Ordine di arresto, KGB Building, Riga

Impronte digitali dei prigionieri, KGB Building, Riga

I dipendenti delle ambasciate e delle imprese straniere furono accusati di spionaggio.
Inoltre, la battaglia contro lo sfruttamento dei lavoratori è diventata ben presto la giustificazione per le repressioni contro gli uomini d'affari e gli agricoltori.

Il regime Sovietico rivolse poi la propria attenzione contro la religione. Gli arresti di leader religiosi sono stati rapidamente seguiti dall'imprigionamento dei membri delle loro congregazioni in quanto protestavano contro tali eventi. Tutte le proprietà della Chiesa vennero confiscate, mentre gli edifici subirono una tassazione a tassi molto elevati.
Fu vietato l'insegnamento della religione nelle scuole e l'educazione ecclesiastica fu largamente limitata. Dopo l'invasione dei territori dell'URSS da parte delle forze tedesche (22 giugno 1941) molte persone in Lettonia vennero imprigionate con accuse assurde come “segnalazione alla forza aerea tedesca”, “conversazioni antisovietiche”, “istigazione al panico” o “accoglienza all’esercito nazista". Alcuni di loro sono stati poi trasportati nelle prigioni in Unione Sovietica e coloro che sono rimasti, vennero barbaramente uccisi.

A causa delle repressione e del caos registrati nel primo anno dell’occupazione comunista, paura e diffidenza si sono insiediati nelle popolazione lettone come mai era accaduto precedentemente.

Ufficio per la registrazione del prigioniero, KGB Building, Riga

Celle di dentezione, KGB Building, Riga

Celle di dentezione, KGB Building, Riga

Interno di una cella di dentezione, KGB Building, Riga

Nel periodo della seconda occupazione della Lettonia da parte delle forze sovietiche dal 1944-1945, non cambiò nulla nell'atteggiamento del regime Comunista nei confronti della popolazione della Lettonia; controllo e repressioni continuarono come se non fossero mai cessate. L'arte e la cultura occidentale venivano considerate ideologie nocive. Le persone che erano interessate a qualsiasi forma artistica occidentale vennero punite; agli artisti fu proibito esporre o pubblicare il proprio lavoro, nello scopo di “rieducarli”, chiunque si opponeva a tale destino subì le consuete ritorsioni. Tutte le persone che scrissero a parenti o conoscenti all'estero vennero messo sotto sorveglianza dal KGB. Le lettere e le altre spedizioni postali furono spesso confiscate al fine di indagare sul loro contenuto.

Per le persone che non erano direttamente collegate al regime è stato particolarmente difficile riusciare a viaggiare al di fuori dell'Unione Sovietica. Il permesso di espatrio veniva concesso solo dopo rigorosi test di lealtà. Ai cittadini dell'URSS non era permesso possedere valuta estera, il cambio non era possibile e una transazione in tale direzione veniva considerata illegale, soggetta di conseguenza ad accuse penali.

I cittadini lettoni che si recarano in Occidente nel 1944 e che desideravano informazioni sulla sorte dei loro parenti repressi, erano costretti a contattare il KGB. Né la Croce Rossa Internazionale né istituzioni civili del SSR della Lettonia avevano il permesso di dare tali informazioni. Tali richieste di informazioni si perpetravano per lunghi anni, il KGB non aveva ovviamente alcun interesse a divulgare notizie all’Occidente sulle loro attività.

La repressione contro la religione continuò; le persone che si recavano in chiesa negli anni post guerra rischiavano di perdere il posto di lavoro o l'accesso all'istruzione superiore.

Interno cella di dentezione, KGB Building, Riga

Cortile, KGB Building, Riga

L’interesse per la storia nazionale della Lettonia era ampiamente scoraggiato, nessuno aveva il permesso di mettere in dubbio il predominio della lingua russa in Unione Sovietica.

Durante l'intero periodo Soviet, la censura di qualsiasi materiale pubblicato e dei mass media, ha prevalso. La lotta per sradicare il “nazionalismo borghese” e le “influenze nocive” continuò senza sosta fino alla fine degli anni 80. Nel 1951, 13 personalità della cultura lettone furono imprigionate, processate e condannate a lunghi periodi nei campi sovietici, i GULAG. Tra i quali troviamo Kurts Fridrihsons, la traduttrice Maija Silmale, la poetassa Elza Stērste, il docente dell’Università lettone Ieva Lase, l’attore Miervaldis Ozoliņš e altri ancora. Nel grigiore opaco della loro vita quotidiana del dopo guerra della Lettonia, queste persone “hanno cercato di abituarsi a non soffocare anche in un spazio senz'aria”(K.Fridrihsons). Francofoni e appassionati di cultura francese, discutevano di letteratura francese nei loro incontri privati ricordando gli anni di studio alla Sorbona. Il KGB interpetrò questo “libero pensiero” del cosiddetto “gruppo francese”, come attività anti-sovietica penalmente punibile, dimostrando in tal modo l’affermazione di Andre Gide che “non appena una persona comincia a pensare in modo indipendente, è maturo per la Siberia”.

Interno del cortilletto per "l'ora d'aria" per i detenuti (in inverno temperatura media -30°C....), KGB Building, Riga

Questa è solo una parte delle storia. Tralascio volutamente la parte delle torture, sevizie e esecuzioni, fin troppo simili a quelle operate da altri regimi e tiranni, di colore e lingua diversi.

Riga, oltre a essere molto bella, è una città ricca di storia. Quasi sempre tragica, purtroppo, per il popolo lettone, oggetto di numerose occupazioni ad opera di altrettanti regimi totalitari.

Grazie a Dio e al crollo dell’Unione Sovietica, il 21 agosto 1991 la Lettonia è tornata ad essere libera e indipendente.

Oltre alle incantevoli fanciulle, quindi, c’è di più. Molto di più.

La Storia.

Rispondi