«Chi ama l’India lo sa: non si sa esattamente perché la si ama. È sporca, è povera, è infetta; a volte è ladra e bugiarda, spesso maleodorante, corrotta, impietosa e indifferente. Eppure, una volta incontrata non se ne può fare a meno. Si soffre a starne lontani. Ma così è l’amore: istintivo, inspiegabile, disinteressato.

L’India, a meno di odiarla al primo impatto, induce presto a questa esaltazione: fa sentire ognuno parte del creato. In India non ci si sente mai soli, mai completamente separati dal resto. E qui sta il suo fascino.

In India si è diversi che altrove. Si provano altre emozioni. In India si pensano altri pensieri.

In India ci si adatta, si accetta, e presto si entra in quella logica per cui niente è davvero drammatico, niente è terribilmente importante.

Niente qui viene completamente dimenticato e sepolto; niente viene mai distrutto e sostituito col nuovo. L’India è un’arca di Noè in cui anche ciò che da tempo è morto altrove sopravvive. Qui sono conservati i semi di tutto il meglio che l’uomo abbia mai pensato»

Un altro giro di giostra, Tiziano Terzani

«Qui non siamo in Inghilterra, in Nuova Zelanda, in Australia o in qualsiasi altro paese del cazzo. Questa è l’India, amico. In questo paese è il cuore che comanda. Il fottutissimo cuore. E’ per questo che sei libero. E’ per questo che gli sbirri ti hanno restituito il tuo passaporto falso. E’ per questo che puoi andartene in giro senza che nessuno ti riporti in cella, anche se sanno bene chi sei.

Avrebbero potuto fotterti, Lin. potevano prendersi i tuoi soldi – i soldi di Khaderbhai – e lasciarti andare, farti pizzicare da altri sbirri e rispedirti nella tua fottutissima Australia. Ma nonl’hanno fatto, e non lo faranno, perchè li hai colpiti al cuore, al loro fottuto cuore d’indiani. Hanno visto cosa hai fatto da queste parti, hanno visto come ti ama la gente dello slum e hanno pensato: “Beh, in Australia ha fatto un bel casino, ma qui lo stronzo è stato in gamba. Se paga, lasceremo in pace quel figlio di puttana”.

Perchè sono indiani, amico. E’ così che questo posto pazzesco sta insieme – grazie al cuore. Duecento fottute lingue diverse, e un miliardo di persone. L’India è il cuore. E’ il cuore che ci tiene insieme. Non c’è altro posto con gente come la mia, Lin. Non esiste un cuore come quello indiano».

Shantaram, Gregory David Roberts

L'India.

Il 7 agosto 2018 partirò per Delhi. Ho sempre pensato che per intraprendere un viaggio, in solitaria, in India bisgona sentirsi pronti, sentire dentro di se la percezione di un paese contraddistinto dalle contraddizioni.

Un paese estremo. Enorme. Caotico. Colorato.

Questo è quello che ho letto, in attesa di viverla con i miei occhi e, soprattutto, con il mio cuore.

L'idea di massima è visitare il Rajasthan e poi, in treno, ciuff...olare verso Calcutta, passando per Varanasi, sulle rive del Gange.

Kolkata. Calcutta. La Città della Gioia, il capolavoro di Dominique Lapierre, la vera ragione per la quale, molti anni fa, ho promesso a me stesso che un giorno sarei partito per l'India.

E quel giorno, ora, a distanza di molti anni, è sempre più vicino.

Il Sogno e la Realtà stanno per incontrarsi...

«Un giovane volontario europeo passò allora tra i letti reggendo una catinella. Madre Teresa lo chiamò. Gli additò il morente . "Amalo" gli ingiunse. "Amalo con tutte le forze". Consegnò al giovane le sue pinze e le bende. e si allontanò guidando Paul Lambert verso uno spazio vuoto tra la corsia degli uomini e quella delle donne dove c'erano un tavolo e un banco. Al muro era appeso un testo incorniciato . Era una poesia indù che Lambert lesse ad alta voce:

Se hai due pezzi di pane
Danne uno ai poveri
Vendi l'altro
E compra dei giacinti
per nutrire la tua anima.

Poi espose il suo progetto di lebbrosario per la Città della gioia. "Very good Father, very good" disse Madre Teresa con il suo pittoresco accento, miscuglio di slavo e di bengalese. "You are doing God's work." - Lei fa un lavoro voluto da Dio.

D'accordo, le manderò tre sorelle abituate a curare i lebbrosi. - Mentre faceva scorrere lo sguardo sulla corsia piena di corpi stesi soggiunse: "Ci danno talmente di più di quello che noi diamo a loro".  Una giovane suora si era avvicinata e le parlava a bassa voce. C'era bisogno di lei da un'altra parte. "Good bye Father " disse. "Venga a dirci la messa una di queste mattine."

Paul Lambert era sconvolto.

"Tu sia benedetta, Calcutta, poichè nella tua sventura hai generato dei santi."».

La città della gioia, Dominique Lapierre

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