Mi guardano, intensamente. Mi fissano e non sorridono, mai.

Mi scrutano, gli indianini, come se venissi da un altro pianeta.

Alla fine di questo intenso viaggio in India, forse, quello che più mi resterà dentro saranno proprio i loro occhi, il loro sguardo.

Lo sguardo dei casellanti quando si accorgono di me, seduto sul sedile posteriore di una macchina fin troppo confortevole, io come un Maharaja del nuovo millennio.

Lo sguardo dei protragonisti del caos per le strade delle città indiane, quando i loro occhi incrociano i miei, seduto goffamente su un vecchio Tuk Tuk.

Sono occhi duri, provati dalla fatica, quasi rassegnati a quella vita così difficile all’insegna del sacrificio.

Sono gli occhi dell’indianini dei marciapiedi, gli occhi dell’aquila.

Gli occhi dei bambini, invece, sono pieni di luce, dolci e lucidi di gioia, ancora ignari, forse, delle difficoltà che dovranno affrontare negli anni a venire.

Loro, i bambini, nel frattempo, sorridono.

Sorridono felici, correndo a pieni nudi nella polvere inseguendo il loro piccolo aquilone che, sospinto dai venti monsonici nei pomeriggi d'estate, si libra leggiadro e libero in alto nel cielo indiano custodendo quella semplice speranza per una vita migliore.

Agra, Uttar Pradesh, Domenica 19 Agosto 2018

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