Un’altra stagione volge al termine. Un anno di sconfitte e di vittorie. Sconfitta, Vittoria, termini che hanno un significato relativo, il risultato, soprattutto a questa età, non deve essere il fine ultimo dei sacrifici di un gruppo. Spesso, troppo spesso, insegnano il culto della vittoria, da raggiungere a tutti i costi e con qualsiasi mezzo. Se vinci sei un eroe, se perdi hai fallito. Nulla di più sbagliato. I nostri ragazzi hanno il dovere di apprendere cosa significa stare in un gruppo, e stare in un gruppo significa giocare l’uno per l’altro, significa sacrificarsi per i propri compagni.

Giocare in una squadra di calcio, stare in un gruppo, significa sottostare a determinate regole, significa serietà, significa divertimento, significa mettere da parte l’orgoglio e il successo personale per il bene comune, per il bene della squadra. Aiutare un compagno in difficoltà, consolarlo e, a volte, rimproverarlo perché non sta dando tutto se stesso. Vincere significa dare tutto quello che si ha dentro di sé, fare tutto quello che è possibile per arrivare alla vittoria. Se poi, gli avversari si dimostrano più forti, gli si stringe la mano e ci si complimenta con loro. Si impara molto di più dalla sconfitta che dalla vittoria.

Madre Teresa di Calcutta ci ricorda di "Non permettere a te stesso di essere scoraggiato da qualsiasi fallimento fintanto che hai fatto del tuo meglio.” In questa frase c’è quello che noi adulti abbiamo il dovere di insegnare ogni giorno ai nostri ragazzi. Così è nel calcio, così è nella vita.

E, allora, un quarto posto al Cesanatico Youth Festival, che per molti scienziati del calcio e dello sport è considerato una sconfitta, un fallimento, per noi è la più bella delle vittorie. Una vittoria del gruppo, dei ragazzi, degli allenatori, dei dirigenti e, soprattuto, dei genitori che hanno permesso ai loro di figli di partecipare a questo torneo e di imparare a stare in un gruppo.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.