Fu buio. Ad un tratto, tutto tacque nell’oscurità.

Il silenzio regnava sovrano come Temüjin sulle fredde spoglie lande.

Lei tremò. Un brivido inerte al solstizio dell'estate più torrida.

Ardua fu la scelta, incessante fu la sofferenza del suo cuore nobile.

Restai a guardarla, al di la della montagna. Occhi chiari, intensi, immersi in un oscuro presagio.

Due stelle luminose ad indicarle la via.

Irruppe un Dio, all’improvviso, senza chiederle il permesso.

Gli anziani del piccolo villaggio, al caldo del focolare, lo chiamarono Amore.

E solo allora la paura si fece speranza, solo allora il buio divenne l'alba.

La sofferenza, invece, continuò il suo cammino. Ineluttabile. Imprescindibile.

Lei,  meravigliosa come una rondine in primavera, timida sorrise.

Io, la sua campana di vetro, continuai a guardarla. Per tutta la vita.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.