L’India non è per tutti. Puoi odiarla dal primo momento in cui ci metti piede, oppure amarla per sempre.

Questo è quello che ho letto, un po’ ovunque, prima di partire.

E’ presto, ora. E’ solo il mio primo giorno in India e, ovviamente, non sono assolutamente in grado di dire se sarà amore eterno.

Non l’ho odiata dal primo momento, però. Assolutamente no. I contrasti, di cui tanto ho sentito parlare, li vedi, li percepisci subito, impressi in ogni singolo granello di terra polverosa e maledeorante che scorrono via veloce sotto i miei piedi.

La spasmodica ricerca di guadagnare qualche rupia, poi, rende il popolo indiano, gli indianini come li definisce Pier Paolo Pasolini, quasi insopportabile. I lori visi, così segnati dalla fatica e dal sole appiccicoso, i loro occhi così duri, ti fanno pensare che, forse, non hanno un'altra scelta; ogni giorno lottano e sgomitano per raccimolare quel denaro appena sufficiente per dare da mangiare alla propria famiglia. Non faremmo, forse, la stessa cosa se fossimo nati in un piccolo villaggio polveroso del subcontinente indiano? Si. Ci comporteremmo esattamente come loro; raggiungeremmo in breve tempo, senza alcun dubbio, il limite dell’esasperazione.

Vishnu, un piccolo ometto di 47 anni, coloui che oggi mi guiderà per le strade di Nuova Delhi, mi racconta che molti anni fa ha lasciato la sua casa, in un piccolo villaggio rurale non molto lontano da Benares, per cercare fortuna nell capitale indiana. Vishnu è colto. Ha iniziato insegnando architettura britannica in una piccola scuola nella periferia sud di Nuova Delhi. Il salario, troppo basso, bastava solo per pagare l’affitto del piccolo appartamento; troppo piccolo per dare a sua moglie e ai suoi due figli una vita dignitosa.

Pochi anni fa, quindi, decise di lasciare l’insegnamento per lavorare nel turismo come guida. Ora, a distanza di anni, racconta quella scelta con felicità ed entusiamo, riempiendo quel piccolo viso con un sorriso che profuma di orgoglio. Adesso, infatti, può permettersi unca casa dignitosa, di pagare gli studi ai suoi due figli e il cibo in tavola ogni giorno per la sua famiglia.

Poco dopo, divincolandosi nel pazzo e esasperante traffico di Nuova Delhi, mi chiede quanti angoli de mondo ho visitato e, dopo una mia rapida lista, guardandomi con ammirazione (e anche un po’ di invidia), afferma: “Chissà quante conoscenze hai appreso durante i tuoi viaggi intorno al mondo!”

Conoscenza. Non è forse questo il significato principale del viaggio?

Vishnu non ha viaggiato per il mondo, non può permetterselo, ma attraverso il suo lavoro, incontrando ogni giorno persone provenienti da tutte le parti del mondo, sa esattamente il significato di viaggiare. I suoi occhi hanno fame di conoscenza, cercano continuamente di carpire ogni singolo dettaglio della mia vita, così diversa, forse incomprensibie e così lontana dalla sua.

Buona fortuna piccolo, sorridente, orgoglioso e colto, indianino di Nuova Delhi.

Nuova Delhi, mercoledì 8 agosto 2018.

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