Arrivo a Nuova Delhi intorno all’una di notte. E’ già l’8 agosto, ormai. L’immigration è veloce, il ritiro del bagaglio un po’ meno, ma arriva, al contrario di alcuni sul mio volo.

Ad espettarmi trovo un ometto addormentato su un carrello portabagagli, probabilmente esausto da una giornata intensa, iniziata all’alba e non ancora finita, a notte fonda.

Non deve essere facile la vita da queste parti.

Dal finestrino della macchina che mi accompagna in hotel, scorrono veloci una serie di corpicini affaticati, distesi esausti un po’ qua e un po’ là, su un marciapiede lercio, su un carretto di legno, sul proprio rickshaw e in un qualunque angolino maleodorante che, noi occidentali, non useremmo neanche per far pipì.

Non deve essere facile la vita da queste parti.

No, non deve essere per niente facile la vita in questo angolo di mondo, dove 25 milioni di persone combattono ogni giorno per qualche rupia e un piccolo spazio anonimo dove poter riposare per qualche ora.

Questa è stata la mia prima notte a Nuova Delhi.

La mia prima notte indiana.

Nuova Delhi, Mercoledi 8 Agosto 2018.

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