Ci vuole poco più di un quarto d’ora di bus per coprire i quasi 10 km verso sud, che separano Gerusalemme dalla città natale di Gesù Cristo, Bethlehem di Giudea, o, precedentemente, conosciuto con il nome Regno d’Israele, ora, sotto il controllo dell’ANP, l’Autorità Nazionale Palestinese.

Il breve tragitto verso Betlemme regala scorci indimenticabili sulla Città Vecchia di Gerusalemme; l’emozione, il sorriso e l’espressione di meraviglia, però, si attenuano alla vista dell’alto muro di cemento, la chiusura di sicurezza israeliana (il muro della vergogna per i palestinesi), eretta a partire dalla primavera del 2002, formalmente con lo scopo di impedire l’intrusione dei terroristi palestinesi all’interno dello Stato di Israele.

Varcando il piccolo pertugio, sorvegliato da guardie ben armate, del security fence israeliano, si ha la sensazione di viaggiare nel tempo, si viene catapultati in un’altra epoca e in uno scenario di guerra.

Sono nei cosiddetti “territori palestinesi”. Sono in Palestina.

In Palestina...

L'indipendenza dello Stato di Palestina fu proclamata inizialmente nel 1988 dall'Organizzazione per la Liberazione della Palestina, poi sancita dalle Nazioni Unite con la Risoluzione 67/19 dell'Assemblea generale del 29 novembre 2012. Stato di Palestina che, tutt’ora, non è riconosciuto da Israele.

Dopo un breve tragitto a piedi dal Bethhelem Bus Station, in prossimità della Basilica della Natività, scorgo un tendone sulle cui pareti troneggiano alcuni grossi manifesti (non del tutto rassicuranti e pacifici per la verità..) inneggianti la lotta per liberazione della Palestina.

Non molto lontano dal tendone, una graziosa ragazza con una grossa Stella Rossa sul petto, tenendo stretto una serie di fogli, si avvicina sorridendo al nostro gruppo consegnandoci alcuni volantini contenenti alcune informazioni sulla situazione attuale sulla “Striscia” di Gaza e dei “territori palestinesi”. Il volantino “informa” i turisti giunti a Betlemme da ogni parte del mondo che circa 1,9 milioni di palestinesi vivono a Gaza e che quasi l’80% di loro sono rifugiati. Parla delle restrizioni economiche imposte da Israele e dal blocco delle frontiere per i cittadini palestinesi. Denuncia il grossissimo problema della mancanza di acqua potabile e di elettricità.

Inneggia ai diritti umani del popolo palestinese e al diritto di tornare a casa, oltre che alla grande manifestazione chiamata “The Great March of Return”.

La Grande Marcia del Ritorno. Del Ritorno...

Accusa poi Israele di aver ucciso 111 persone, incluse donne e bambine, e, sopratutto la piccola bimba Laila, di soli 8 mesi.

Nessun cenno, invece, in quel volantino così argomentato e propagandistico, del fatto che la gran parte dei disordini avvengono nella famosa Striscia di Gaza, territorio controllato da Hamas, il Movimento Islamico di Resistenza, un'organizzazione politica paramilitare, considerata da alcune nazioni un'organizzazione terroristica e da alcune altre no. Lo Statuto di Hamas però, oltre che proporre il ritorno della Palestina alla sua condizione precoloniale e l'istituzione di uno Stato palestinese, dichiara che "non esiste soluzione alla questione palestinese se non nel jihād", la Guerra Santa. Insomma, pare che non siano proprio dei santi anche loro...

Che, forse, non sia solo colpa di Israele se il popolo palestinese vive in simili condizioni di povertà e difficoltà?

Mentre sono concentrato a leggere il volantino, la Ragazza con la Stella Rossa, in un perfetto italiano e con una discreta arroganza si lascia sfuggire ”Io a quello gli sputerei in faccia!”, riferendosi ad un cittadino americano, evidentemente non del tutto concorde con la propaganda della Ragazza con la Stella Rossa, che ha osato rifiutare quel volantino.

Non contenta, con aria buffamente minacciosa e sarcastica, apostrofa il suo nuovo nemico con un “You’re in Palestine...”

Ora, cara Ragazza con la Stella Rossa, care ragazze con la stella rossa di tutto il mondo, non è forse incoerente, ipocrita e improprio lottare per la liberazione di un popolo, la convivenza pacifica e i sacrosanti diritti umani delle sue donne e dei suoi bambini e nello stesso tempo insultare e minacciare con sarcasmo e arroganza chi non la pensa esattamente come te e come voi?

Non è forse, un tantino ignobile e al quanto vile, insultare un altro cittadino del mondo, tra l’altro in una lingua che non comprende?

Chissà se, la Ragazza con la Stella Rossa, conosce davvero la storia della Palestina. Tutta la storia della Palestina. Non solo quella relativamente moderna, quella dagli eventi durante la Grande Guerra (1916-1917) in poi; il fatto stesso che si è spinta dall’Italia fino a Betlemme, per lottare con tale vigore e convinzione per la liberazione del popolo di Palestina (cosa di per sé ammirevole che denota una buona dose di coraggio), dovrebbe essere garanzia del fatto che conosca perfettamente la storia della nascita delle Palestina.

Quindi, saprà benissimo che il popolo ebraico visse sotto l’influenza politica e culturale del mondo ellenistico-romano, dalla conquista dell’Asia Minore ad opera di Alessandro Magno (332 a.C.) fino alla distruzione del secondo Tempio di Gerusalemme (70 d.C.); sotto Cesare e sotto Augusto venivano rispettate usanze e privilegi quali per cui gli ebrei erano esentati da provvedimenti restrittivi come il divieto, valido per gli altri cittadini, di costituire associazioni, o dall’obbligo di partecipare a riti religiosi pagani come ad esempio il culto dell’Imperatore. Potevano perciò riunirsi liberamente in piena libertà di culto, e ne veniva anche rispettato il riposo del sabato. Ciò nonostante, essendo il Regno di Giudea sotto la dominazione romana, non mancarano episodi di malcontento, rivolte e scontri, soprattutto dopo la distruzione del Tempio del 70 d.C.

Per cui, la Ragazza con la Stella Rossa, saprà anche molto bene che fu sotto Publio Elio Traiano Adriano, noto semplicemente come Adriano, che tutte le tensioni accumulatesi in Giudea, scaturirono in una sanguinosa rivolta in cui gli insorti, capeggiati da Bar Kochba, sconfissero le truppe del governatore romano Turno Rufo, finché non vennero definitivamente annientati nel 135 d. C., quando Gerusalemme venne totalmente distrutta e dichiarata città proibita agli ebrei.

La Ragazza con la Stella Rossa, sarà assolutamente a conoscenza che, poi, sulle rovine di Gerusalemme venne ricostruita una colonia romana a cui venne dato il nome di Aelia Capitolina, e fu in quell’occasione che all’intera provincia di Giudea venne mutato il nome in Syria Palaestina, da un’antica denominazione greca della regione, che non faceva riferimento ai Giudei bensì ai Filistei, loro storici nemici e popolo di cui l’origine più accreditata è cretese-micenea.

La Ragazza con la Stella Rossa, saprà certamente che, così, intorno al 135 d. C. nacque la Palestina…

E, certamente, saprà anche che solo quasi 500 anni dopo, con l’Assedio di Gerusalemme nel 637 d. C., durante la guerra tra l’impero bizantino e il Califfato dei Rashidun, la conquista musulmana delle città, permise agli Arabi di consolidare il controllo sulla Palestina…

Saprà sicuramente anche tutto questo…

La Ragazza con la Stella Rossa.

L’uso della violenza e della forza è sempre la via sbagliata. La morte di qualsiasi essere umano non è mai giustificata. Lottare per evitare qualsiasi spargimento di sangue e per la libertà dei popoli non è solo legittimo, ma doveroso, un imperativo categorico a cui ognuno di noi deve ambire.

La situazione in quelle terre, da sempre, è talmente complessa e intricata e, certamente, non si può ridurre tutto a chi è arrivato prima e chi dopo.

Ma, cara mia Ragazza con la Stella Rossa, attivista di Betlemme, care mie Ragazze con la Stella Rossa di tutto il mondo, prima di schierarvi da una parte o dall'altra, prima di riempirvi la bocca con parole troppo impegnative quali diritti umani e libertà di un popolo, prima di condannare fantomatiche invasioni e prima di inneggiare a mirabolanti ritorni a casa, forse, e dico forse, non sarebbe il caso di studiare per bene tutta la storia, con obiettività e serietà, e non solo la parte che più fa comodo perché vi permette di farvi belle agli occhi di questo mondo superficiale moderno? Non sarebbe meglio, forse, smettere di strumentalizzare qualsiasi cosa?

La Palestina e il popolo palestinese non hanno bisogno della Ragazza con la Stella Rossa.

Il mondo non ha bisogno della Ragazza con la Stella Rossa.

Il mondo non ha bisogno della sua ipocrisia e della sua arroganza.

Il mondo ha bisogno di sincerità e di buon senso.

Non della Stella Rossa.

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