Il periodo storico in cui stiamo vivendo può essere definito, senza alcun rischio di smentita, un periodo di rivoluzione epocale della nostra società. L'Europa, in questi ultimi anni, è alle prese con una migrazione di massa di centinaia di migliaia di persone provenienti da regioni geografiche la cui cultura è decisamente differente da quella europea.

Siamo di fronte a quello che tutti chiamano "il problema migranti" e per cercare di comprederlo a fondo, vorrei partire da un discorso di Sua Santità Papa Benedetto  XVI, tenuto Martedì 12 settembre 2006 in occasione dell'incontro avuto con i rappresentanti della scienza all'Università di Regensburg, "Fede, ragione e università. Ricordi e riflessioni".

Nella prima parte del Lectio Magistralis, il Santo Padre si sofferma sull'incontro del pensiero ellenico e il messaggio biblico:

Tutto ciò mi tornò in mente, quando recentemente lessi la parte edita dal professore Theodore Khoury (Münster) del dialogo che il dotto imperatore bizantino Manuele II Paleologo, forse durante i quartieri d'inverno del 1391 presso Ankara, ebbe con un persiano colto su cristianesimo e islam e sulla verità di ambedue.[1] Fu poi presumibilmente l'imperatore stesso ad annotare, durante l'assedio di Costantinopoli tra il 1394 e il 1402, questo dialogo; si spiega così perché i suoi ragionamenti siano riportati in modo molto più dettagliato che non quelli del suo interlocutore persiano.[..]

Nel settimo colloquio (διάλεξις – controversia) edito dal prof. Khoury, l'imperatore tocca il tema della jihād, della guerra santa. [..] Senza soffermarsi sui particolari, come la differenza di trattamento tra coloro che possiedono il "Libro" e gli "increduli", egli, in modo sorprendentemente brusco, brusco al punto da essere per noi inaccettabile, si rivolge al suo interlocutore semplicemente con la domanda centrale sul rapporto tra religione e violenza in genere, dicendo: "Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava". [..] L'imperatore, dopo essersi pronunciato in modo così pesante, spiega poi minuziosamente le ragioni per cui la diffusione della fede mediante la violenza è cosa irragionevole. La violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell'anima. "Dio non si compiace del sangue - egli dice -, non agire secondo ragione, „σὺνλόγω”, è contrario alla natura di Dio. [..]

L'affermazione decisiva in questa argomentazione contro la conversione mediante la violenza è: non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio. L'editore, Theodore Khoury, commenta: per l'imperatore, come bizantino cresciuto nella filosofia greca, quest'affermazione è evidente. Per la dottrina musulmana, invece, Dio è assolutamente trascendente. La sua volontà non è legata a nessuna delle nostre categorie, fosse anche quella della ragionevolezza. [..]

A questo puntosi apre, nella comprensione di Dio e quindi nella realizzazione concreta della religione, un dilemma che oggi ci sfida in modo molto diretto. La convinzione che agire contro la ragione sia in contraddizione con la natura di Dio, è soltanto un pensiero greco o vale sempre e per se stesso?  Io penso che in questo punto si manifesti la profonda concordanza tra ciò che è greco nel senso migliore e ciò che è fede in Dio sul fondamento della Bibbia. [..]

Giovanni ha iniziato il prologo del suo Vangelo con le parole: "In principio era il λόγος". È questa proprio la stessa parola che usa l'imperatore: Dio agisce „σὺν λόγω”, con logos. Logos significa insieme ragione e parola – una ragione che è creatrice e capace di comunicarsi ma, appunto, come ragione. Giovanni con ciò ci ha donato la parola conclusiva sul concetto biblico di Dio, la parola in cui tutte le vie spesso faticose e tortuose della fede biblica raggiungono la loro meta, trovano la loro sintesi. In principio era il logos, e il logos è Dio, ci dice l'evangelista. L'incontro tra il messaggio biblico e il pensiero greco non era un semplice caso. La visione di san Paolo, davanti al quale si erano chiuse le vie dell'Asia e che, in sogno, vide un Macedone e sentì la sua supplica: "Passa in Macedonia e aiutaci!" (cfr At 16,6-10) – questa visione può essere interpretata come una "condensazione" della della necessità intrinseca di un avvicinamento tra la fede biblica e l'interrogarsi greco.

da Lectio Magistralis di Papa Benedetto XVI

Non agire secondo ragione, è contrario alla natura di Dio.

Tale avvicinamento del pensiero ellenico e del messaggio bibico, al quale si aggiunge il patrimonio di Roma, è considerato dal Santo Padre come la ragione principale dello sviluppo del cristianesimo in Europa. Esprimendolo inversamente, si può affermare, con ragione, che il cristianesimo ha creato l'Europa e rimane il fondamento di ciò che, con ragione, si può chiamare Europa.

Tutti noi, ormai, abbiamo compreso che è in atto un processo di islamizzazione dell'Europa, una chiara conseguenza alla migrazione di massa e incontrollata che stiamo subendo quotidianamente. Una Europa non cristiana, quindi, con ragione, non potremmo più chiamarla Europa, magari potremmo chiamarla Eurabia come ci insegna Oriana Fallaci.

Ora, cari lettori, vi pongo queste semplici domande.

Davvero, avete il desiderio di essere complici della cancellazione di un intero continente e delle sue origini?

Davvero, siete disposti a rinunciare ai principi fondamentali su cui per secoli si è basata la società in cui viviamo?

Davvero, siete disposti a rinunciare al logos ?

Io sto con la Ragione.

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