Forse è sbagliato. O forse no.

Seduto su una panchina di fronte al Boudhanath di Kathmandu, il più grande stupa di tutta l’Asia, un uomo si avvicina lentamente e, sedendosi al mio fianco, mi chiede da dove vengo. Italy, rispondo con un sorriso. Il suo inglese è stentato mentre i suoi occhi trasmettono tanta sofferenza.

Mi dice che viene dal Tibet e che ha poco più di cianquant’anni. Mi racconta che sua madre è morta sotto le macerie della loro casa, durante il drammatico terremoto che ha colpito il Nepal due anni fa.

Silenzio.

Dopo qualche attimo le lacrime iniziano a rigare quel volto affaticato, gli occhi lucidi contrastano il viso costellato dalle rughe che, dalle nostre parti, apparterrebbero ad un vecchio anziano di ottant’anni.

Da un piccolo zainetto prende un pezzo di stoffa, mi dice che viene dal Tibet. “Mettilo in tasca e Buddha sarà con te anche quando prenderei l’aereo per tornare a casa, in Italia.” Chiedo se devo pagare qualcosa. Mi fa capire di no.

Silenzio.

Passano un paio di minuti e mi chiede se voglio seguirlo nel giro dello stupa, il giro rituale in senso orario sotto gli occhi vigili e penetranti di Buddha che tutto vedono dalla torre centrale. Declino l’invito con garbo, io sono cattolico, gli dico, per come la vedo io sarebbe una mancanza di rispetto verso un’altra religione.

Silenzio.

Poi, con gli occhi di nuovo lucidi, mi racconta che sta poco bene di salute e non ha i soldi per comprare le medicine perché molto costose. Mi chiede 20$. Mi spiace, non ho dollari americani con me, rispondo io.

Ora sono io che rimango in silenzio.

Apro il portafoglio, tolgo 2.000 Rupie Nepalesi, quasi 15€, e glieli do.

Forse è sbagliato.

Forse lo fa con tutti.

Forse mi ha ingannato.

O forse no.

I suoi occhi parlavano da soli, raccontavano una vita troppo difficile colma di sofferenza e fatica.

15€ a me non cambiano la vita. Forse, all’uomo che viene dal Tibet, di mezza età che sembra un anziano di ottanta anni, si.

Io sono fatto così.

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