Hans è un ragazzo di vent’anni, biondo con gli occhi azzurri, una voce che resta bassa ed esprime un carattere carismatico. Sembra “il principe azzuro”; si trova a Burgos, qui ha incontrato una ventiduenne coreana, non è “La bella addormentata”, assomiglia più al personaggio di Liù della Turandot, sembra le piaccia toccare con mano i confini. Sorride e nella sua sensibilità e titubanza, apparente, lascia trapelare tutta la determinazione nel parlare un lingua che conosce poco ma che vuole comunicare molto

È già notte e, nella notte, il Cammino si allontana da Burgos.

Francesco ha la pelle scura, ricci i capelli neri, raccolti da un gommino, cammina con un paio di pantaloni lucidi che spiccano a contrasto con il mare di giallo che è tutto intorno . È una vecchia conoscenza del sabato sera, com’è piccolo il mondo… Istintivamente lo sfido, mi stupisce quando mi confessa per tutta rispostadi essere partito per rimettersi in sesto.

In questo mare di giallo che comincia ad inondare gli animi, incontro Gregorio. Sembra un ragazzo estroverso, parla molto e chiede poco. Cammina da solo e pensa…

Se lo guardi intravedi quello che con tanta cura nasconde, parla bene e sa quello che dice, ama il controllo e la sua sensibilità è percettibile “al tocco”. Basta chiedergli: <<Perché sei partito?>> per ottenere la stessa reazione che avrei potuto aspettarmi se gli avessi ordinato di spogliarsi di fronte a una folla di persone. Ha un problema con gli psicologi e le emozioni, dice nero ma vuole bianco, qui, però, non si vede che il giallo.

È giallo senape anche la camicia di Martin, un quarantacinquenne norvegese, che appare fuori dal tempo. Ha cominciato a fare il Cammino quando ancora gli albergue erano pochissimi e da quel momento non ha più smesso. Arriva all’ Arroyo de San Bol dopo aver camminato fino a barcollare, è magrissimo, lisci i capelli biondi, assomigliano a quelli dei soldati americani nei film western.

Fa freddo, a 850 m slm, il vento spazza l’Altopiano, affascina il suono che fa quando non incontra ostacoli; ti rende rosse le guance.

Sveglia e, solo dopo le prime due ore, arriva l’alba, la Luna resta una fedele compagnia fino al mattino inoltrato quando lascia spazio ad un sole intenso che penetra il viso e ti rende un misto di sole, vento e labbra secche…

Ukulele è il suono dell’ arrivo all’Ermita de San Nicolás, un luogo avvolto dalla bellezza dove non c’è elettricità e la luce è quella del sole o delle candele…

Fa ancora freddo. Genny chiede un po’di musica rock, mangia pane e salame, subisce il fascino di un uomo indiano che vive dove lo porta il vento, così lei ha cominciato a seguire il vento.

Naomi è un’attrice che incontra sul Cammino le piume dai colori più belli che io abbia mai visto. Le piume la cercano, lei non si tira indietro, le raccoglie e le porta con sé come ornamento del suo bastone. Cammina cercando tra le piume un senso; cercando incontra spesso Tamino, lo osserva ma non gli parla mai.

Tamino, il fluato magico… È un giovane ragazzo tedesco che cammina con i piedi scalzi, ha un panno colorato che gli fa da telo e da coperta, il suo sguardo è etereo. Non ha una religione perché dice che lui le ama tutte. Ha un’andatura leggera. Si racconta che dinanzi alla bellezza della natura solitamente decida di fermarsi e di soffiare bolle di sapone

Come ognuno di loro << (…) i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente.

Dicono sempre: “Andiamo!” e non sanno perché.

I loro desideri hanno la forma delle nuvole>>

Charles Baudelaire

  1. Luciano Rispondi

    Leggera come il passo del cammino, evocativa e ritmata da un sottofondo di poesia come musica che incornicia le parole o come spruzzate di neve soffice sopra a quel mondo di colori, di personaggi e di atmosfere di chi “parte per partire”. Complimenti alla narratrice.

  2. Alessandro Zardoni Alessandro Zardoni Rispondi

    Complimenti davvero a Marina, un bellissimo articolo, per nulla banale e pieno di sentimento!

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